L'evoluzione delle retribuzioni in Italia

I settori più rappresentati nell’indagine sono quello dei beni durevoli (36%) e del largo consumo (15%);  di seguito la suddivisione delle aziende partecipanti per settore merceologico.

.

Quest’anno per l’Italia si confermano i trend di un quadro evolutivo delle retribuzioni non in crescita e sfavorevole rispetto alle possibilità delle famiglie di espandere i consumi, mentre il costo del lavoro rimane tra i più alti in Europa.

Sebbene negli ultimi 10 anni le retribuzioni siano cresciute in media del 35% (in particolare 34% per gli operai, 36% per gli impiegati direttivi e 34% per i dirigenti), negli ultimi tre anni si è potuto osservare un significativo rallentamento di questa dinamica.

In particolare gli stipendi di impiegati direttivi, quadri e dirigenti sono aumentati negli ultimi tre anni del 2% complessivamente con una conseguente perdita di potere di acquisto mentre, le remunerazioni più basse sono state più protette rispetto alla dinamica dei prezzi registrando un incremento complessivo del 9% in tre anni. Ricordiamo che il campione di aziende analizzato rappresenta il settore manifatturiero italiano più dinamico e che risente meno della crisi economica.

Se alla dinamica poco favorevole degli stipendi si aggiunge la crescita dell’imposizione fiscale degli ultimi dieci anni, si confermano le percezioni che abbiamo maturato tutti sull’evoluzione del quadro sociale e dei consumi italiano che vede un ceto medio in difficoltà con un reddito disponibile per i consumi “non obbligati” in contrazione.

Queste considerazioni risultano ancora più rilevanti e significative se si va ad operare un confronto tra le retribuzioni degli italiani con i colleghi di altri paesi. Per realizzare un confronto significativo occorre prendere in considerazione una situazione omogenea dal punto di vista del costo della vita e del trattamento fiscale (supponiamo che i nostri soggetti abbiano due figli a “carico”).

Confronto contributivo internazionale
(operaio con 2 figli)

.

Retribuzione Netta (M+2):retribuzione annua al netto della fiscalità e contribuzione sociale per un coniugato con 2 figli

Retribuzione Netta Aggiustata al COL: retribuzione annua netta adeguata al differenziale di costo vita rilevato tra Roma e le capitali dei Paesi esaminati


L’operaio tedesco è il più costoso in assoluto per l’azienda, ma risulta anche quello con la remunerazione più alta che beneficiando di un costo della vita favorevole presenta un potere di acquisto di gran lunga superiore a quello dei colleghi Europei.

L’operaio italiano, invece, presenta un reddito reale allineato a quello dei colleghi francesi e spagnoli sebbene il costo aziendale risulta inferiore a quello francese, ma superiore a quello spagnolo.

 

Confronto retributivo internazionale
(quadro/dirigente con 2 figli)


La situazione è ben diversa quando si considerano le remunerazioni di quadri e dirigenti. Infatti, mettendo a confronto le retribuzioni italiane con quelle tedesche, francesi e spagnole, gli italiani risultano il fanalino di coda in termini di potere d’acquisto a causa dell’elevata pressione fiscale (per i dirigenti il cuneo fiscale si attesta al 55% del costo totale sostenuto dall’azienda) e del costo della vita superiore.

Il dato più sorprendente nelle aziende che hanno partecipato alla nostra indagine  è che per effetto del costo della vita il potere di acquisto dei quadri/dirigenti di alcuni paesi dell’est (vedi Polonia in questo campione) è superiore a quello dei pari grado italiani che si attestano ad un livello di poco superiore ai colleghi rumeni.

A questi dati occorre aggiungere il fatto che per sottrarre una quota dei redditi ad una pesante imposizione fiscale, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo spostamento della retribuzione complessiva dal “cash” verso forme di benefit fiscalmente agevolate (previdenza, salute ecc.) col risultato di sottrarre ulteriori quote di reddito alle disponibilità per gli acquisti in beni di consumo.

Questo dato dovrebbe dire molto sulle possibilità che il mercato italiano può offrire alle aziende che propongono prodotti per i segmenti medio-alti.  

A completamento dell’indagine, occorre notare che dati sulla disoccupazione giovanile di questi mesi sono noti a tutti e preoccupanti e, al di là delle considerazioni sulle gravi conseguenze sociali, ci inducono a considerare che un’ampia quota di potenziali consumatori, di solito i più dinamici, sono di fatto ai margini del mondo dei consumi.

I giovani italiani, tuttavia, anche quando accedono al mondo del lavoro con un titolo di studio superiore devono fare i conti con remunerazioni piuttosto contenute.

Infatti per quanto concerne le retribuzioni lorde d’ingresso dei neolaureati, l’Italia, UK e la Spagna si attestano su un livello di RAL (retribuzione annua lorda) pari a 25.000 euro, che è ben al di sotto di quanto un giovane appena uscito dall’università può guadagnare in Francia (35.000 Euro) o in Germania (45.000 Euro) e nelle altre economie avanzate del Nord Europa.

Occorre peraltro osservare che una dinamica delle retribuzioni più vivace in UK, così come negli altri paesi del Nord Europa, porta ad una crescita più rapida della remunerazioni dopo il primo anno di lavoro rispetto all’Italia.

Elena Oriani
Information Solutions Leader di Mercer Italia

Pierluigi Vergani
Sales Effectiveness Leader di Mercer Italia

Mercer è leader globale nella consulenza per l’organizzazione e le risorse umane. Con oltre 20.000 consulenti in più di 40 paesi, Mercer lavora con i propri Clienti per aiutarli a risolvere le loro principali problematiche di sviluppo del personale, remunerazione e valorizzazione di executive e talenti, miglioramento del funzionamento organizzativo, ottimizzazione di piani previdenziali e benefit.

Per approfondimenti: www.mercer.it