La crisi dei redditi mantiene in territorio negativo le vendite al dettaglio

Il commercio al dettaglio continua a scontare la crisi dei redditi e dei consumi delle famiglie, registrando nel mese di aprile l’ottava riduzione congiunturale consecutiva delle vendite (Fig. 1). L’andamento mensile risulta fortemente condizionato dalla contrazione della spesa alimentare che, oltre a riflettere gli stringenti vincoli di bilancio delle famiglie, sconta il confronto con il mese di marzo, in cui si è celebrata la festività della Pasqua, e un effetto base negativo (il confronto con il corrispondente mese del 2012, anno in cui la stessa festività è caduta nel mese di marzo, indica un calo rilevante, -4.5%, dell’indice grezzo). Le vendite di prodotti non alimentari, invece, hanno registrato una crescita (+0.2%, in termini congiunturali), dopo un prolungato e intensissimo periodo di contrazione.

Fig. 1 – Commercio al dettaglio per settore merceologico (var.% su mese precedente, dati destagionalizzati)
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Allargando lo sguardo ai primi 4 mesi del 2013 (Fig. 2), il bilancio che emerge si conferma pesantemente negativo, a evidenza di come la riduzione dei consumi, che non ha precedenti per intensità e numerosità dei settori merceologici coinvolti, stia impattando in modo significativo sull’evoluzione delle vendite dei distributori al dettaglio.

Il calo è marcato per il comparto non alimentare, nel quale continuano a concentrarsi le azioni di contenimento della spesa delle famiglie, quali il rinvio degli acquisti di beni durevoli per la casa (mobili, elettrodomestici) e il taglio delle spese più voluttuarie (in particolare, abbigliamento e calzature) e meno necessarie. L’avvio d’anno ha registrato inoltre un peggioramento piuttosto inteso delle vendite di beni dell’area della cultura e del tempo libero (giochi, giornali e riviste) e di mobili (-5.2%).

Tuttavia, la novità dell’attuale congiuntura è il bilancio negativo del settore alimentare (-2.1% in termini tendenziali). Ad avvio d’anno, infatti, le vendite hanno iniziato a puntare verso il basso, a riflesso sia di una riduzione dei volumi sia delle strategie di prezzo delle imprese distributive. La domanda si sta progressivamente spostando verso prodotti, marche e canali più convenienti, accentuando le tensioni competitive all’interno del settore al dettaglio, anche tra i format della GDO.

Fig.2 – Commercio al dettaglio per gruppi di prodotti (var.% tendenziali)
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La crisi dei consumi e il consolidamento di nuovi comportamenti di acquisto stanno infatti impattando in modo significativo anche sul giro di affari delle imprese della grande distribuzione, dopo aver penalizzato in modo marcato il dettaglio tradizionale.

Ad aprile, in particolare, le vendite della GDO hanno registrato un forte arretramento, più intenso di quello sperimentato dalle piccole superfici, per la marcata riduzione delle vendite alimentari. Solo il discount ha continuato ad ampliarsi, intercettando le richieste di convenienza delle famiglie italiane, ma anche di prossimità e di servizio, in un contesto di frazionamento degli acquisti e di minimizzazione del tempo ad essi dedicato.

In tale scenario, si attende una maggiore competizione all’interno della GDO e un’accelerazione del processo di razionalizzazione e concentrazione delle insegne sul territorio italiano[1]. La crisi dei consumi si sta infatti sommando ai processi di trasformazione in atto da un decennio, con evidenti riflessi sulla redditività media e sulla sostenibilità economico-finanziaria del settore, in peggioramento già nel 2011.

[1] Si veda la sezione monografica “I risultati di bilancio della distribuzione” in Club Consumo, edizione maggio 2013.